| ANALISI DEL VOTO: LO SCENARIO, L'APPROCCIO E LE SORPRESE |
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ANALISI DEL VOTO: LO SCENARIO, L'APPROCCIO E LE SORPRESE
28 Mar. - Se noi fossimo
cittadini americani o più semplicemente francesi potremmo seguire
attraverso i sondaggi questa campagna elettorale che è iniziata
solamente ieri.
Lo scenario: Se
qualcuno pensa di leggere i dati che tutti gli istituti di ricerca
hanno pubblicato e spera di sapere che cosa succederà il 13 e 14 Aprile
si sbaglia di grosso. La campagna elettorale è iniziata presto ed è finita prima.
Nei prossimi giorni nel corso del black out pubblicheremo
un sondaggio fatto prima di Pasqua dove risulta che il 70% degli
italiani è convinto che Storace sia ancora con Fini e il 25% non sa che
Fini è in lista con Berlusconi e solo il 30% ha saputo riperterci correttamente il nome del partito di del Cavaliere.
Ferrando lo conosce il 20% degli italiani, Boselli il 50% e solo la metà sa che è candidato premier e che il Partito Socialista non è alleato con il PD, infine il 22% è convinto di trovare sulla scheda elettorale ancora l'Ulivo.
Questo è il risultato dellla par condicio che
si è limitata ad una spartizione degli spazi televisivi tra i partiti
regolata solo dal cronometro.
Questo è il risultato dei pastoni dei telegiornali, fatti non per
destare interesse o informare ma semplicemente per adempiere ad
un'altra formalità da cronometro.
La
politica non è sexy, i politici sono noiosi, ripetitivi e non credibili
ed il risultato è il disinteresse generalizzato dell'opinione pubblica.
La Rai,
alimentata dai soldi pubblici, e le altre tv che utilizzano le
frequenze, un bene comune nel nostro Paese, hanno omesso di informare i
cittadini.
Quindi milioni di italiani andranno a votare senza avere informazioni complete in
un momento come quello che sta vivendo il nostro Paese, dove l'offerta
politica, le coalizioni, gli schieramenti, anche se non i protagonisti,
sono radicalmete cambiati.
In
un nmomento come questo lo sforzo informativo avrebbe dovuto essere
clamoroso per accompagnare e rendere più consapevoli le scelte degli
elettori.
Invece non avremo faccia a faccia, confronti e nemmeno dei veri
contraddittori per cui dovremo eleggere e scegliere i nostri futuri
governanti sulla base di quello che dicono in modo autoreferenziale,
senza poterli misurare in uno scontro diretto con i propri avversari e
senza mai vederli realmente alla prova sotto il torchio di un reale
contraddittorio.
L'approccio:
questa campagna elettorale definita da tutti addormentata in realtà ci
ha fornito novità straordinarie che probabilemnte non abbiamo saputo
valutare bene: abbiamo visto Veltroni riuscire con un'abile
comunicazione a presentarsi come proposta nuova.
Ci si è proposto Berlusconi inedito che non ha più parlato della minaccia comunista,
che dice di non poter fare miracoli e imposta un futuro di condivisione
e consapevolezza dei problemi che il Paese dovrà affrontare, e dare nel
cuore della campagna elettorale sondaggi sfavorevoli, clamoroso ma
assolutamente vero.
Infatti il 23
febbraio annunciava che il suo vantaggio era di 10 punti, il 21 Marzo
invece di 9,8 ed un paio di giorni fa era circa all'8,0%.
Veltroni invece, in assoluto stile berlusconiano vecchia maniera, cita
i sondaggi solo quando sono positivi e gli consentono di rappresentare
l'idea di una clamorosa rimonta e raccontandoci una distanza tra i due
schieramenti di 4 punti, circa 3 milioni di voti, mentre Berlusconi sotiene che la differenza è oltre 6 milioni.
La Crespi Ricerche nell'ultimo sondaggio da una differenza di 6,5 punti certificando un recupero di Veltroni nelle ultime settimane: il 4 marzo la distanza tra i due schieramenti era il 10,1, oggi si è ridotta al 6,5.
Quale
sarà il dato che uscirà dalle urne? In termini di calcolo delle
probabilità, le ipotesi sono tutte valide, tutte possibili e quello che
appare non probabile è che Veltroni, almeno alla Camera possa
controvertire il dato.
In piena campagna elettorale l'uomo dei trend sempre positivi viene a dirci che Veltroni sta recuperando consensi.
Vuoi vedere che sta puntando alla credibilità, al non essere smentito dai fatti?
Questi cenni ci indicano che l'approccio di Berlusconi è completamete cambiato e
dato che è sicuro di vincere le elezioni si sta mettendo nella migliore
posizione con l'opinione pubblica per poter governare senza avere
l'ossessione delle talvolta iperboliche promesse elettorali.
Se questa analisi è fondata, la vicenda Alitalia che ha caratterizzato la parte centrale di questa campagna elettorale, difficilmente può essere derubricata come una butade.
Se Berlusconi non ha la cordata di imprenditori rischia di compromettere il risultato scontato di queste elezioni.
Per questo sono convinto che negli ultimi giorni di campagna elettorale presenterà la sua cordata per Alitalia con
la quale spiazzerà tutti gli attacchi e gli insulti ricevuti dagli
avversari in questi giorni e potrà presentarsi come il salvatore della
Patria, come un leader taumaturgico, capace di porre rimedio ai guasti
della malapolitica.
Se non lo farà sarà sottoposto ad un tiro al bersaglio che metterà in gioco la sua credibilità di imprenditore e di leader.
Se
fosse stata una semplice battuta venuta male il giorno dopo l'avrebbe
liquidata con la solita battuta "I giorrnalisti non hanno capito" e
sarebbe passato ad altra vventura.
Inoltre
se avesse dovuto accontentare la Lega avrebbe spinto contro Prodi,
sostendo che un governo dimissionario che tra 15 giorni verrà
avvicendato non può prendere una decisioni così importante, invece su
questa cosa insiste, tiene il punto e quindi mi pare evidente che ne fa
una questione di onore e di puntiglio, insomma l'Alitalia divrenta
simbolo operativo, pragmatico della sua capacità concreta di agire,
altro che contratto con gli italiani!
Le soprese: quella che ci troveremo
molto probabilmete il 14 è che l'idea di bipolarizzare la politica, su
cui sappiamo esistere un'ampia convergenza tra Berlusconi e Veltroni,
pare non essere passata nella testa degli italiani come necessità e
miglioramento delle condizioni della politica in Italia.
I partiti che hanno una reale possibilità di entrare in Parlamento
nonostante lo sbarramento sono 3 o 4 e la quota elettorale che
rappresenteranno sarà tra il 20 e il 30%, non è cosa da poco.
Tra loro l'elemento di maggiore delusione è Bertinotti che
non è entrato in campagne elettorale e probabilmente non lo farà mai
perchè l'ha affrontata con l'applombe del presidente della Camera e la
Sinistra Arcobaleno che per l'80% è la sinistra comunista si è
presentata senza i suoi simboli.
Infatti Ferrando che ha falce e martello nel simbolo raccoglie circa l'1%,
ma secondo me potrebbe andare oltre, anche perchè il contenitore creato
per la campagna elettorale da Bertinotti e co. appare un'operazione
elettoralistica e non invece politica che quel mondo chiede da oltre un
decennio.
Mi ha impressionato vedere Boselli qualche giorno fa mettere impietosamente sotto l'ex segretario dei DS, Piero Fassino,
è incredibile la forza e la grinta che il pacifico segretario del
Partito Socialista sta mettendo in questo finale di campagna nella
quale è riuscito a riunire tutte le anime socialiste da De Michelis a Bobo Craxi, Valdo Spini, il sindacalista Larizza, a cui dovremmo sommare il pezzo dei DS che fa capo a Gavino Angius che di recente ha aderito al PS.
Ma la sorpresa, la vera protagonita, la mattatrice di queta campagna sono sicuramente Daniela Santanchè e il suo pigmalione Francesco Storace.
In
6 mesi hanno fondato un partito, presentato le liste in tutta Italia,
fato un programma politico fortemente identitario e nonostante i
numerosi sgambetti molto probabilemte riusciranno a portare una
pattuglia in Parlamento.
La Santanchè ha
portato innovazione di linguaggio che è molto rude a tratti violento ma
sempre diretto, che rappresenta un contrasto con la sua immagine al
femminile.
Il Senato: nelle ultime elezioni, grazie
a questa legge elettorale, votata dall'allora centrodestra, ci siamo
trovati in una situazione in cui l'Ulivo di Prodi ha vinto alla Camera
per soli 24.000 voti con i quali grazie al premio di maggioranza ha
ottenuto il 55% dei deputati, mentre benchè al Senato il centrodestra
abbia ottenuto la vittoria con più di 250.000 voti, grazie
all'assegnazione regioanle ed al caos del voto degli italiani
all'estero, l'Unione si è ritrovata con un paio di Senatori in più che
supportati da quelli a vita, ha potuto governare per 20 mesi.
Oggi l' ipotesi, 4 punti di vantaggio di Veltroni, ci porta ad un vantaggio della coalizione di Berlusconi di 1,5 milioni di voti, l'Udc è tra il 5 e il 6, la Sinistra Arcobaleno tra il 6 e il 7, la Santanchè è intono al 4% e nessuno quindi può contare sulla certezza dell'8% necessario per guadagnare seggi.
Sappiamo però che a livello regionale nel Lazio, in Puglia, nelle regioni rosse la media nazionale può far scattare i senatori ai danni di una delle due coalizioni.
Il
problema che nei sondaggi regionali non c'è nessun dato certo perchè i
partiti fuori dalle coalizioni si posizionano tra il 7 ed il 9 ed in
nessuna regione queste forze hanno la sicurezza di sfondare la quota
8%.
Quindi il calcolo finale può cambiare per poche
centinaia di voti, per delle marginalità in un calcolo infinito di
possibilità che rasenta quasi la casualità.
Con i numeri di Berlusconi, 8 punti di vantaggio, i senatori del PDL potrebbero essere 25-30 di vantaggio, con quelli della Crespi Ricerche non si andrebbe oltre 20, con quelli di Veltroni si andrebbe intorno al 10 senza contare le circoscrizioni estere.
Purtoppo in Italia la libertà ha un costo elevato.
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